Il 7 giugno la Marathon degli Aragonesi tornerà a Campotenese per scrivere un nuovo capitolo della sua storia.
Una storia che l'ha resa una delle tappe più iconiche del Trofeo dei Parchi Naturali. Torniamo indietro di qualche anno per comprendere come la prova calabrese sia cambiata, cresciuta e maturata.Fino a qualche anno la parola chiave era una: Imperticata, una salita tanto amata, tanto odiata, tanto temuta.
Oggi il racconto è più ampio: Campotenese, la Catasta, i Piani di Novacco, i boschi dell’Orsomarso, il Monte Caramolo, il Parco della Lavanda.
La gara pur cambiando non ha perso la sua identità, quanto, piuttosto, l’ha allargata.
Nel 2021 la Marathon degli Aragonesi riempiva Frascineto di biciclette. Era la quarta prova del Trofeo dei Parchi Naturali. Alla partenza, da piazza Albania, davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta, c’erano 537 atleti, oltre mille ruote pronte a graffiare il Pollino.
Dopo un veloce passaggio tra le vie del borgo arbëreshë, la gara entrava subito nel vivo: sottobosco, macchia mediterranea, ginestre in pieno furore naturalistico e un fondo pietroso, poco compatto, quasi sabbioso, capace di togliere ritmo e grip. Due strappi brevi, uno da 300 e uno da 500 metri, con pendenze vicine al 20%, iniziavano a sgranare il gruppo.
Poi arrivava lei, l’Imperticata.
Otto chilometri e quasi 900 metri di dislivello, la salita simbolo della Marathon degli Aragonesi e del Trofeo dei Parchi Naturali. Quel giorno, però, la salita non era sola. A farle compagnia c’era un caldo feroce, con temperature vicine ai 40 gradi, pietruzze smosse sul cemento, canaloni creati dalla grandine dei giorni precedenti e pendenze oltre il 30%. L'acqua dei ristori finiva prima nello stomaco e poi sulla testa.
Paolo Colonna della Rolling Bike fu il più forte. Sulla salita fece il vuoto e chiuse i 60 chilometri e 2155 metri di dislivello in 3h07’, stabilendo il nuovo record del percorso. Alle sue spalle arrivarono Pasquale Sirica e Tony Vigoroso. Tra le donne la vittoria va alla campana Nunzia Gammella. Sul percorso Granfondo incominciamo a conoscere il giovane Roberto Semeraro del Team Eracle.
Quella del 2021 è l’edizione della ripartenza post Covid, ma anche della conferma. La Marathon degli Aragonesi era già molto più di una gara: quaranta postazioni di volontari, soccorsi nei punti più impervi, Cai, Soccorso Alpino, Croce Rossa, motoclub, quaddisti e tante realtà del territorio. Una macchina organizzativa imponente per raccontare Frascineto, Castrovillari, Civita e un Pollino che attraverso la mountain bike trovava una delle sue lingue più efficaci.
Nel 2022 il copione cambiò poco. L’ottava edizione riportò sul Pollino circa 450 atleti e ancora una volta mise al centro l’Imperticata: una sfida nella sfida, tanto amata quanto temuta.
La partenza è da Castrovillari. Un vialone largo e polveroso aprì la corsa, poi una salita di circa quattro chilometri, ampia ma con rocce smosse, iniziò a definire le prime posizioni. Il Pollino era acceso nei suoi colori più forti: il giallo delle ginestre, il verde della macchia mediterranea, il marrone della terra bruciata dal sole.
Prima dell’Imperticata, il rock garden ricordò a tutti che su questa gara non bastava salire forte: bisognava anche saper guidare.
Poi la fornace verticale. Rampe vicine al 30%, termometro vicino ai 40 gradi, sole terribile e tanti biker costretti ad arrendersi. I ristori, ben quattro in appena sette chilometri, diventarono piccole oasi di salvezza. In uno dei tratti più esposti, l’acqua spruzzata sugli atleti con una pompa fu quasi una benedizione laica.
Colonna, reduce da un periodo complicato da guasti meccanici, ritrovò proprio sul Pollino il filo della sua stagione. Gli Aragonesi gli portarono ancora bene. Dopo il successo del 2021, il biker pugliese si confermò re dell’Imperticata e andò a vincere in 3h19’. Alle sue spalle arrivarono Vigoroso, staccato di oltre sette minuti, e Pellegrino, terzo a 7’14”. Tra le donne la lituana Greta Karasiovaite della Torpado Factory Team dominò la prova.
Nel 2023 arrivò la svolta. La Marathon degli Aragonesi visse la sua seconda prima volta. Niente Imperticata, nuovo campo base, nuovo percorso, nuova atmosfera. La nona edizione lasciò Frascineto e Castrovillari per salire stabilmente a Campotenese, con partenza e arrivo dalla Catasta, l’hub culturale del Parco Nazionale del Pollino.
Non un semplice cambio logistico, ma un cambio di respiro. La gara mostrò ai biker un’altra faccia del Pollino calabro: una prova tutta in alta quota, sempre sopra i mille metri, alla scoperta dei Piani di Novacco, tra faggete altissime, vallate ampie, pianori di rara bellezza, guadi e single track guidati. Non più la gara costruita attorno alla mitica salita dell’Imperticata, ma un viaggio dentro un Pollino più arioso, più guidato, più imprevedibile.
Alla partenza c’erano settecento ruote e un tracciato reso più complicato dalle piogge delle settimane precedenti. Il fango diventò il vero arbitro della giornata. In salita costringeva spesso a mettere piede a terra, in discesa premiava chi aveva manico e sangue freddo. C’era chi assecondava la bici, chi usava il piede in stile motociclista, chi provava a guidarla troppo e finiva premiato dai fanghi termali su ogni centimetro del corpo.
Emanuele Spica, leader del Trofeo dei Parchi Naturali, dimostrò subito di avere un paio di marce in più. Salutò la compagnia nelle prime fasi di gara e andò a vincere la Marathon. Alle sue spalle completarono il podio Tony Vigoroso e Adriano Luciano. Tra le donne vinse Mara Parisi della Bike & Sport, davanti a Molinaro e Capone.
La seconda prima volta della Marathon degli Aragonesi fece centro.
La Catasta, Campotenese, i Piani di Novacco, il fango, i guadi, le faggete e perfino lo spezzatino con le patate del pasta party entrarono nel racconto di una gara che aveva saputo cambiare senza perdere identità. Anzi, forse proprio cambiando aveva trovato un nuovo modo di raccontare il Pollino.

La decima edizione raccontò ancora l’alta quota dei monti dell’Orsomarso, i boschi, i pianori e quel Pollino silenzioso che sembra parlare solo a chi ha voglia di ascoltarlo pedalando. Se la Pollino Marathon aveva acceso i riflettori sul versante lucano, la Marathon degli Aragonesi aveva avuto il merito di rendere familiari Castrovillari, Frascineto, Civita, l’Imperticata e poi Campotenese, la Catasta, i piani e i boschi del versante calabro.
Al via c’erano circa quattrocento atleti. La partenza, puntuale alle 9, portò il serpentone lungo cinque chilometri di asfalto in leggera salita, poi dentro i boschi. Appena la traccia iniziò a farsi più dura, Tony Vigoroso del Team Eracle e Adriano Luciano della Becycle accesero la gara. Sul tappeto di foglie marroni, dove le pendenze superavano il 25%, i due si ritrovarono presto soli.
Tra i boschi le temperature erano perfette. Né caldo né freddo, solo quella luce filtrata dagli alberi, sufficiente a leggere radici, pietre affioranti e traiettorie. I biker assaporarono il silenzio dei piani di Masisto, interrotto ogni tanto dal suono dei campanacci. Da quelle parti le mucche fanno davvero una bella vita, e i biker, senza saperlo, sbirciarono per qualche chilometro tra i paesaggi del paradiso.

Vigoroso rimase solo e vinse in 2h39’. Secondo arrivò Luciano, staccato di 1’43”, ma capace di consolarsi con la maglia di leader del Trofeo dei Parchi Naturali. A completare il podio fu Rosario Signoriello del Team Eracle, bravo nel finale a staccare Mignoli, Monteleone e Salanitri. Tra le donne vinse Mara Parisi della Bike & Sport, davanti a Valeria Pizzimenti e Daniela D’Alessandro.
Fu una Catasta di emozioni, nel senso più bello e letterale possibile. La gara era diventata grande senza smettere di essere se stessa. Aveva cambiato scenario, ma non aveva perso il suo compito: portare i biker dentro un Pollino sorprendente, probabilmente non solo il parco più grande, ma anche uno dei più belli d’Italia.
Nel 2025 la Marathon degli Aragonesi confermò per il terzo anno consecutivo la sua nuova casa. L’undicesima edizione partì ancora dalla Catasta di Campotenese, a mille metri di quota, e fu una gara di profumi, colori, boschi, guadi e pianori.
Alla partenza c’erano oltre seicento ruote pronte a lasciare il segno nel Parco Nazionale del Pollino. I primi chilometri in asfalto, in leggera salita, allungarono subito il gruppo. Intorno al sesto chilometro, però, la musica cambiò. Gli strappi nel sottobosco si fecero brutali, con punte fino al 27%, costringendo molti a mettere piede a terra e tutti a stringere i denti.
In testa si formò inizialmente un gruppo di sei atleti, ma presto la selezione del sottobosco fece il suo lavoro. Andrea Privitera della Rolling Bike e Tony Vigoroso del Team Eracle rimasero soli al comando, affrontando insieme la prima metà di gara tra single track spettacolari, canaloni da guidare e l’apertura improvvisa sui Piani di Novacco. Distese verdi a perdita d’occhio, paesaggi incantati, il Pollino nella sua versione più scenografica.
Dopo i guadi dei fiumi, la gara tornava a salire verso i piani di Cifariello e del Monte Caramolo. Al chilometro 35, in uno dei tratti più duri della salita, Vigoroso fu costretto a mettere piede a terra. Privitera ne approfittò e guadagnò una trentina di secondi. Sembrava il momento decisivo.
Ma la mountain bike non è mai un romanzo con il finale scritto troppo presto. A tredici chilometri dal traguardo Privitera forò in discesa e danneggiò il cerchio. Fu costretto a tornare indietro alla feed zone per cambiare la ruota e ripartire. In quei minuti venne superato da Vigoroso, da Rosario Signorello, poi anche da Mignoli e Tounsi.
Tony Vigoroso prese il comando e gestì il finale con esperienza, andando a vincere in 2h47’. Secondo, staccato di 1’43”, arrivò il compagno di squadra Rosario Signorello, autore di una gara tutta in rimonta nonostante i postumi della febbre e le botte rimediate in una caduta nella precedente prova di Letojanni. La lotta per il terzo posto si risolse in volata, con Privitera bravo a rientrare e a mettere le sue ruote davanti a quelle di Mignoli e Tounsi.
A rendere ancora più speciale il finale ci pensò il Parco della Lavanda, attraversato a circa tre chilometri dal traguardo. Un passaggio profumato e panoramico, una cartolina viva del Pollino, capace di regalare quell’effetto wow che resta nella memoria degli atleti molto più di tanti numeri di classifica. Dopo boschi, salite, guadi e fatica, quel tratto colorato e profumato fu quasi una carezza prima dell’arrivo.
Tra le donne dominò ancora Mara Parisi, alla sua terza Aragonesi. Alle sue spalle completarono il podio Ilenia Matilde Fulgido del Ciclo Team Valnoce e Jennifer Maria Fosco dell’Avis Bike Ruvo.
Cinque edizioni, cinque fotografie diverse. Il caldo feroce e l’Imperticata del 2021. La conferma di Colonna nel 2022, ancora nel forno verticale della salita simbolo. La seconda prima volta del 2023, con Campotenese, la Catasta e il fango a ridisegnare la gara. Il decennale del 2024, con Vigoroso e Luciano a duellare nei boschi dell’Orsomarso. Il 2025 dei profumi e dei colori, con il Parco della Lavanda e un finale da mountain bike vera.
La Marathon degli Aragonesi arriva così al 2026 con una storia recente ricca, vivace, tutt’altro che lineare. Ha cambiato sede, percorso, scenografia e persino vocabolario. Una volta bastava dire Imperticata. Oggi bisogna aggiungere Catasta, Novacco, Campotenese, Orsomarso, Caramolo, Lavanda.
Il 7 giugno si riparte da qui. Da una gara che ha saputo restare grande, che ha saputo cambiare senza tradire la propria anima, che continua a raccontare il Pollino calabro non come sfondo, ma come protagonista. Alla Marathon degli Aragonesi la bici non attraversa semplicemente il territorio. Lo ascolta e se lo gode tutto.
Domenica 7 giugno potreste godervelo anche Voi. Avete tempo fino a domani alle 22 per iscrivervi.
